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L'uomo e la montagna

1957 - La direttissima della Paganella (foto archivio SAT)

I sentieri della Paganella, l’antica via da Zambana a Terlago e quella per Fai, per secoli sono stati le strade usate dagli uomini per spostarsi, commerciare, scambiare beni e informazioni.
Ha almeno 8 mila anni il riparo delle Vatte, un sito archeologico venuto alla luce in una cava vicino a Zambana nel 1968, che custodiva lo scheletro di una donna.
E sui sentieri fra il fondo della Valle dell’Adige e la Paganella sono state trovate monete ed oggetti di età romana.
Allora, il fiume Adige lambiva il piede di rocce della montagna; al posto dei campi coltivati d’oggidì, le anse dell’Adige e le paludi occupavano il fondovalle. Dalla Paganella, osservando bene, si nota ancora qualche ansa del vecchio corso del fiume, poi deviato e rettificato.
Ma i tempi delle zattere e dei muli, quando i sentieri sulla montagna erano usati come usiamo oggi le strade asfaltate - erano cioè le principali vie di comunicazione, naturalmente senza motori - nei primi decenni del Novecento hanno lasciato posto alla tecnologia: il 17 ottobre 1925 fu inaugurata la funivia della Val Manàra, che collegava Zambana al Santèl. Nel 1929 seguì l’apertura del tronco successivo, dal Santèl al Dosso Larici.
La Paganella era già famosa, mèta di escursioni e celebrata per il vasto panorama offerto dalla sommità: il rifugio sulla Roda era stato costruito fra il 1906 e il 1908 ; la grotta intitolata a Cesare Battisti era stata scoperta nel 1929. Nel 1922, la parete della Roda era stata scalata, per la prima volta, da quattro alpinisti. Di lì a poco apparirà la prima pista da sci sulla montagna, realizzata nel 1936.



Lavori alla funivia