Non è facile descrivere l’aspetto che un luogo doveva avere qualche secolo fa. Se poi volessimo percorrere il tempo a ritroso per milioni di anni, l’impresa ci sembrerebbe addirittura impossibile. Eppure tutti gli eventi del passato, anche quelli più lontani, hanno lasciato traccia di sé nelle rocce permettendoci di ricostruire con precisione la storia di epoche remote.
Le rocce della Paganella rappresentano un archivio degli ambienti e dei fenomeni che si sono succeduti per più di 200 milioni di anni in un territorio molto diverso da quello che noi oggi conosciamo. Interpetando questo archivio, i geologi sono riusciti a ricostruire il modo in cui la Paganella si è trasformata da caldo mare tropicale alla montagna che oggi conosciamo.
Circa 220 milioni di anni, alla fine del periodo Triassico, tutti i continenti erano uniti tra loro formando una unica grande terra emersa chiamata Pangea. Ai margini di questa terra, un mare poco profondo occupava un’area vastissima che andava dall’attuale Francia e Svizzera fino alla Grecia e tutto il territorio occupato ora dalle Alpi era caratterizzato dalla presenza di basso mare costiero.
La formazione rocciosa della Dolomia Principale, che costituisce la base del versante meridionale della Paganella, si è originata proprio in questo ambiente. Osservando la roccia ci si accorge che essa sembra costituita da piccoli cristalli simili a zucchero: si tratta di dolomite, un minerale particolare che nel tempo ha sostituito il calcare di cui queste rocce erano originariamente costituite. Con un po’ di fortuna si possono rinvenire, negli strati più spessi, fossili di molluschi bivalvi Megalodonti e Gasteropodi del genere Wortenia.
Il paesaggio di piana costiera perdura nel Giurassico inferiore, (circa 200 milioni di anni fa) quando cominciarono ad accumularsi lentamente, strato dopo strato, sedimenti calcarei che, trasformatisi in roccia, vengono definiti oggi Calcari grigi e che formano le pareti verticali della Paganella.
190 milioni di anni fa, le forze immani che stavano cominciando a smembrare il grande continente di Pangea, fecero si che appena al di la dell’attuale lago di Garda, cominciasse a formarsi un oceano. Le piane di marea si trasformarono in vaste paludi nelle quali proliferavano enormi bivalvi (
Lithiotis) simili a grandi ostriche. I loro gusci pietrificati risaltano bene sulla roccia scura dando l’impressione di banchi di piccoli pesci: per questo i Calcari grigi vennero a lungo utilizzati come materiale da costruzione e scultura con il nome di Pessatela.
Circa 180 milioni di anni fa il mare divenne più profondo e le paludi vennero coperte da grandi mucchi di sabbia biancastra spazzata dalle onde. Questa sabbia, compattata e trasformata in roccia, diede origine alla formazione dell’Oolite di San Vigilio affiorante dalla cima della montagna.
Circa 160 milioni di anni fa la costa venne completamente sommersa e il Trentino si trasformò in un fondale marino sul quale si accumulavano lentamente fanghi rossastri. Questo colore, assieme ai fossili più tipici di questa epoca (le ammoniti) è all’origine del nome della formazione rocciosa che ne deriva: il Rosso Ammonitico. Le sue caratteristiche cromatiche e di resistenza ne hanno fatto la pietra da costruzione principale in gran parte del territorio trentino.
140 milioni di anni fa, nel corso del Cretaceo iniziò la collisione tra Africa ed Europa che fece emergere una catena di basse isole rocciose in corrispondenza dell’attuale Austria. Nel Trentino, ancora sommerso dal mare, si formarono una serie di dorsali allungate in senso nord est-sud ovest. Nelle zone più profonde si accumularono strati calcarei bianchi e nerastri conosciuti con il nome di Biancone e Scaglia Variegata contenenti talvolta idrocarburi, nelle zone più sollevate, fanghi rossastri detti Scaglia rossa.
Queste rocce non sono presenti sulla Paganella, ma, in modo apparentemente anomalo nella conca di Terlago, parecchie centinaia di metri più in basso di dove, normalmente, dovrebbero trovarsi.
È accaduto che, in coincidenza con gli eventi che circa 5 milioni di anni fa portarono alla completa emersione della Catena alpina, in quest’area la crosta terreste fosse spaccata da profonde fratture (faglie) e che gli antichi fondali marini si accavallassero gli uni sugli altri. La Paganella si inarcò in una grande piega e i terreni più antichi furono sollevati e sospinti sui più recenti.
L’attuale “volto” del Trentino si disegna negli ultimi 4 milioni di anni, una volta emerso completamente dal mare ma la storia più recente è dominata dall’ultima grande glaciazione quando la Valle dell’Adige era percorsa da una grande lingua glaciale che dalla conca di Terlago si riversava nella valle del Sarca superando i 1600 metri di spessore. Per questo motivo emergevano dalla coltre gelata solo le cime più alte, che diventarono oasi di rifugio per specie vegetali alcune delle quali non sarebbero più scese a quote più basse (endemismi).
Quando i ghiacciai iniziarono a ritirarsi, circa 15.000 anni fa le vallate si colmarono di sedimenti. L’acqua con il suo potere di corrosione si infiltrò nelle fratture delle rocce è contribuì a scavare le profonde grotte della Paganella, il vento e la pioggia, anno dopo anno hanno inciso il calcare e hanno portato la montagna ad assumere lentamente la forma attuale.
Le forze che in passato hanno plasmato il volto della Terra sono al lavoro anche al giorno d’oggi. La velocità con la quale esse agiscono è però normalmente immensamente inferiore alla durata della vita media delle persone e per questo motivo ci appaiono difficilmente percepibili. Il risultato è che l’uomo tende a considerare la superficie terrestre un qualcosa di statico e gli unici suoi movimenti dei quali ci accorgiamo (frane, alluvioni, terremoti) vengono percepiti come l’eccezione piuttosto che la regola.
Ma i terremoti, le pieghe delle montagne, le grandi fratture ci ricordano, ogni giorno che viviamo su un pianeta inquieto, in perenne trasformazione.